Un dono meraviglioso!



Case di Bambola, che passione.

Il mio nome è Diana Maria Castagnoli, classe 1939, e ho deciso che la mia collezione di case di bambola, room box e negozi giocattolo sia destinata al "Museo del Giocattolo e del Bambino" di Cormano.

Si tratta di una trentina di pezzi di cui solo 15 sono case di bambola, altre case sono state donate ai miei figli e nipoti e qualcuna l'ho conservata per me, ma penso che prima o poi seguirà le altre al Museo.

Non ricordo come sia nata questa mia passione, ma, sta di fatto, che già quando ero piccolissima, in tempo di guerra, mio padre e la mia sorella maggiore Lelia, mi confezionarono una casetta molto artigianale, di legno, di cui si è persa ogni traccia materiale. Ma non nella mia memoria.

Infatti per quanto gli anni passassero, mi sentivo sempre attratta dalle case di bambola che mi capitava di vedere nelle vetrine di giocattoli, soprattutto all'estero, perchè appartengono a tradizioni anglosassoni ed americane, oppure nei film come Marry Poppins e Peter Pan.

Ma fu solo quando mio marito, consapevole di questa mia passione mai sopita, mi regalò, circa 20 anni fa, la prima vera casa di bambola, che si scaterò la voglia di ricerca.

Si trattava di uno Chalet stile Tudor della ditta Tri Ang databile inizio '900, di notevoli dimensioni e davvero molto bella.

La seconda, proveniente anch'essa da un antiquario di Milano, la chiamai Georgiana per il suo stile Old America.

Qui cominciò anche la ricerca di mobili e suppellettili adatti alle case: veramente una bellissima collezione da farsi con pazienza e dedizione da certosino.

E poi trovare le bamboline d'epoca per le funzioni di padrona di casa, di bimbe e bimbi, i giocattoli nei giocattoli ed ogni tipo di suppellettili in miniatura, dai quadri alle posate, cercando sempre, nel limite del possibile di sposare l'accessorio all'epoca della casa.

E che dire della ricerca dei nomi: ogni casa veniva lungamente studiata e valutata dopo l'acquisto, e quindi le davo un nome. Così è per la Belfast, che mi richiamava l'atmosfera un po' cupa di una città da tempo sotto il terrorismo; oppure quella denominata "Tempo di guerra", anch'essa una casa della Tri Ang con architettura certamente ispirata al ventennio fascista, oppure "Lo chalet alpino", una casetta semplice, apribile a libro, nella quale mi sbizzarrii con accessori di tipo agromontano di ogni sorta.

E che dire della "Irlandese" casa fatta con le assicelle di legno usate per l'imballaggio del sapone a fine '800: casa certamente artigianale fatta da un padre per la propria figlia e rifinita semplicemente, ma con cura amorevole. Girai a lungo tutto il Mercante in Fiera di Parma perchè sentivo che c'era qualche cosa che mi chiamava ed alla fine la vidi e fu mia.

E così Ć stato per la stalla dal tetto blu della ditta Gottshalk per la quale la ricerca dei due cavalli mancanti durò qualche anno. E per la più piccola "Gottshalk tetto rosso", arredata con pochi Penny Toys. E per la più antica e fragile, certamente ottocentesca, che chiamai "La Madre".

Particolare soddisfazione mi ha dato anche l'interessamento dimostrato dal FAI (Fondazione per l'Ambiente Italiano) per alcuni pezzi della mia collezione, tanto da sceglierli per l'importante mostra del giocattolo tenutasi al castello di Masino, nei pressi di Ivrea nel 2002.

La ricerca di case e di accessori è stata di per sè molto divertente, ma devo anche considerare un suo aspetto non secondario: il peregrinare per mercatini di tutto il settentrione mi ha portato a conoscere paesi bellissimi e poco conosciuti e tante persone. Inoltre, anche nei viaggi all'estero non trascuravo di visitare eventuali musei e mostre del giocattolo, scoprendo realtà bellissime ed interessanti.

Tutti i pezzi collezionati per me hanno una storia e spero con questa donazione di riuscire a trasmettere un po' della mia passione per un mondo passato, ma sempre ricco di interesse e di romanticismo che non bisognerebbe dimenticare.


Diana Maria Castagnoli