IL GIOCATTOLO ARTIGIANALE

Il Secolo XVIII assiste alla nascita di un fervore tutto nuovo nei confronti della ricerca scientifica. Contemporaneamente, si manifesta la consapevolezza dell’impegno educativo nei confronti del bambino; si apre una stagione che vedrà impegnati grandi artisti nell’ideazione e costruzione di meravigliosi giocattoli, pensati per le corti d’Europa.  L’interesse per queste sorprendenti figure meccaniche stimola la partecipazione di tanti artigiani, veri ideatori del mondo del bambino, che facevano di quel mondo stesso ragione della propria vita.

Scolpivano, modellavano, incollavano, dipingevano e poi esponevano in fiere e mercati i loro prodotti: cose mirabili, vera cultura popolare, espressione artistica nel senso più completo.  Tradizione, ambiente sociale, costume…tutto racchiuso in comunissimi oggetti senza pretesa d’importanza e valore, destinati – con commovente naturalezza – ad essere prima o poi distrutti.  A volte, anche questi giochi poveri e popolari, erano animati da ingegnosi meccanismi.  La progressiva padronanza delle leggi fisiche, sposata all’enfasi illuminista, consente di sfruttare ciò che era sempre stato a disposizione dell’uomo.

Come gli uccelli fabbricano il nido con un nonnulla, così i bambini si costruiscono giocattoli con qualunque cosa

Victor Hugo

IL GIOCATTOLO ROMANTICO

Quel vasto movimento spirituale che nell’Europa dell’ottocento caratterizza tutti gli aspetti della vita e del pensiero influenza l’ideazione dei giocattoli, la loro costruzione e perfino il modo di giocare.  La cultura romantica, fervida di ideali e ricca di passionalità, immerge l’infanzia in un clima di sogno e di idealismo, di esasperata sensibilità estetica, di poesia e dedizione.  Il giocattolo, così dotato di suggestioni animistiche, si pone come ideale intermediario tra il bambino e il fantastico ma anche tra sé e il mondo che lo circonda.  

Per questi aspetti culturali e per quella complessità a volte contraddittoria che caratterizza il periodo, accanto alla riproduzione di invenzioni e scoperte scientifiche, compare una fioritura di balocchi fantasiosi che inducono a sognare.  Un racconto fantastico che va al di là della determinatezza e della materialità dell’oggetto; giocattoli eterni, perché aderiscono alla spiritualità umana nella sua fondamentale struttura istintiva e fantastica. Nel suo ripercorrere ogni aspetto della vita, il giocare rimarca tuttavia anche le sue ineguaglianze di ceto, di cultura e di genere. Anche nel gioco, le regole sono precise e i ruoli invalicabili.

Il gioco è innegabile. Si possono negare quasi tutte le astrazioni: la giustizia, la bellezza, la verità, la bontà, lo spirito. Si può negare la serietà. Ma non il gioco.

Johan Huizinga

L’età d’oro del giocattolo

La cuspide del novecento oltre a segnare un periodo di grandi mutamenti storici e sociali, rappresenta un momento di grande fasto nella produzione del giocattolo. Tra le concause: lo sviluppo della pedagogia moderna, l’aumentato potere d’acquisto della borghesia, l’industrializzazione e l’incalzante succedersi di invenzioni strepitose che offrono nuovi temi, tecniche e materiali. Un big bang!  La nuova “classe sociale bambino” esprime il bisogno di ritrovare negli strumenti del suo gioco una energia simile a quella che intuisce nella realtà adulta.

Il giocare non è mai stato fine a sé stesso…ma certo non lo sarà mai più; i giocattoli diventano testimoni precisi, puntuali e talvolta impietosi di ogni svolta dell’umanità.  La fantasia, si traduce in realtà: automobili e trenini, aeroplani e macchine a vapore, il cinema è alle porte. La stessa didattica scolastica comincia a considerare approcci ludici alla conoscenza. Mentre l’uomo diventa padrone del mondo e le distanze si accorciano, tutte le arti e i mestieri si fondono e si integrano nel dare vita a un’industria del giocattolo rigogliosa e specializzata in tutti i paesi.

Nell’uomo autentico si nasconde un bambino… che vuole giocare

Friedrich Nietzsche

FRA LE DUE GUERRE

Nel periodo che intercorre tra le guerre mondiali, anche i giocattoli esprimono lo spirito di quel tempo aspro e tormentato dall’incalzare degli eventi politici e militari, eppure caratterizzato dalla ricerca tecnica, dall’efficacia grafica e dall’idealismo benché spesso espresso in forma di retorica e propaganda militare. In questi anni nascono e si sviluppano grandi industrie che offrono il meglio di sé in quanto a capacità costruttiva e impiego dei materiali.  La produzione dei giocattoli, soprattutto in Germania, vede emergere fabbriche che esportando anche all’estero attraverso una straordinaria rete commerciale, divennero sinonimo stesso di mentalità costruttiva. 

Nulla è ora lasciato al caso: metalli indistruttibili, rifiniture eccezionali e articoli ispirati alle più avanzate espressioni di progresso.  Sono gli anni dell’affermazione industriale di idee pionieristiche: i modelli tecnici ed umani non mancavano certo. Anche le imprese sportive forniscono fonte di riferimento per i giocattoli: lo sport si organizza in giochi ben disciplinati da regole. Squadre e atleti danno la caccia a coppe e record, pronti all’applauso delle folle. Nascono i divi del cinema e dei cartoni animati.

Guerra Termonucleare Globale? Strano gioco. L’unica mossa vincente è quella di non giocare. Che ne dice di una bella partita a scacchi?

Cervellone elettronico NASA (dal film “War Games”)

DAL PASSATO AL FUTURO

I favolosi anni ’50. E i ’60. E i ’70. Gli anni della ricostruzione, del boom economico…ma anche dell’ottimismo e della speranza nel futuro. Con rinnovata fiducia nelle sue capacità l’uomo guarda ora allo spazio, sperimenta nuove scienze e nuove tecniche. E’ il tempo dei mass-media e delle telecomunicazioni; sta per aprirsi l’era dell’elettronica. E nei giocattoli – puntualmente -si manifesta il medesimo fervore di fare e di scoprire; a volte addirittura precorrendo i tempi. E’ l’epoca che produce modellini dotati di mille meraviglie: luci, suoni, voci, pile e comandi a distanza.

Robot e astronavi, certo…ma anche le bambole cambiano ruolo e modello esistenziale. Adulti e ragazzi, accomunati dall’interesse per il nuovo, il gap generazionale si fa meno evidente. Anzi, in questo squarcio di secolo che sembra proiettato verso il futuro e che pone le basi per l’enfasi ludica del nuovo millennio – collezionismo, consumismo, informatica – pare di presentire un’inversione dei ruoli tradizionali: è il bambino a spiegare al genitore riluttante il complicato videogame. All’adulto non resta che rimpiangere i giochi sfrenati all’aperto e le ginocchia sbucciate della sua infanzia.

La vita è più divertente se si gioca

Roald Dahl

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